Dove sono, dove sei

Viviamo tutti in un nostro piccolo mondo sicuro definito da barriere invisibili ma molto reali, i nostri confini. Questi confini si formano in base alle nostre esperienze collettive con il mondo che ci circonda, alcune esperienze sono positive e ripaganti, altre invece negative e penalizzanti. Tutti i nostri sensi, l’olfatto, la vista, l’udito, le informazioni vestibolari, il gusto, il tocco, la nocicezione e la propriocezione, contribuiscono alla formazione di questi confini, che alla fine ci indicano dove finiamo noi e dove comincia il resto del mondo.

Robert Scaer

Quando ci muoviamo nell’ambiente, rispettiamo – o non rispettiamo – alcune linee invisibili che perimetrano noi stessi e gli altri, sperimentando:

  • diverse distanze fisiche,
  • diverse distanze emotive,
  • diverse possibilità di condivisione di idee,
  • differenti livelli di energia,
  • differenti stimolazioni sensoriali,
  • […]

Queste geometrie costituiscono confini somatici, cognitivi ed emotivi che accompagnano di continuo le nostre interazioni con l’ambiente, definendo i ritmi delle nostre azioni di attacco e difesa.

Quando stiamo bene con noi stessi e con gli altri, i nostri confini sono flessibili, si adattano a seconda delle situazioni e ci restituiscono un senso di protezione e sicurezza funzionale al nostro benessere quotidiano. A seguito di alcune esperienze di vita, tuttavia, i nostri perimetri possono irrigidirsi in un’eccessiva chiusura o apertura all’ambiente esterno, costituendo essi stessi una minaccia significativa al nostro senso di sicurezza.

In presenza di un trauma relazionale, i confini appaiono frequentemente compromessi. È possibile la persona che ne ha fatto esperienza sviluppi un’incapacità di avvertire violazioni del proprio territorio o che, viceversa, si senta minacciata anche da stimoli ambientali innocui.

Come suggerito da B. Van der Kolk nel suo libro “The body keeps the score”, il corpo tiene memoria di quanto accaduto, imprigionando anche la mente in una procedura appresa di insicurezza, diffidenza e sopraffazione.

Per situazioni – vissute direttamente o indirettamente – di negligenza, abuso fisico e/o psichico, tradimento di una fiducia relazionale, lutto complesso e più in generale di insicurezza personale e relazionale non meglio specificata, in psicoterapia vengono proposti interventi somatici volti a ristabilire un senso di sicurezza anche attraverso una ritrovata capacità di lettura dei propri confini.

Per approfondimenti si acceda alla pagina Traumi ed Eventi Critici di questo sito. Per ulteriori informazioni o per fissare un primo appuntamento conoscitivo si acceda alla sezione Contatti.

Fonti:

Puliatti M. La psicotraumatologia nella pratica clinica. Interventi di stabilizzazione con adulti, bambini e adolescenti. Mimesis Edizioni (2017).

Van der Kolk B. Il corpo accusa il colpo. Raffaello Cortina Editore (2015).


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